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L’albero del Meteor, se lo regoli raccogli i frutti!

Dopo le poetiche uscite sotto la neve che portano il pensiero a naviganti romantici e appassionati, è giunto il momento di appagare l’insensibile popolo delle regate che conosce solo un modo di emozionarsi in barca: stare davanti agli avversari!!! Perchè non cominciare allora approfondendo alcuni temi di fredda tecnica e regolazione del Meteor?

Una premessa: alcuni sostengono che il Meteor sia una barca datata, superata, lenta. Nulla di più vero. La capacità di un equipaggio però, non si misura in base a velocità o modernità della barca, ma in base a sensibilità di regolazione, esperienza e doti tecnico/tattiche. Il Meteor, benché vecchiotto, è un mezzo difficile da far correre, ha poi una caratteristica fondamentale che lo rende interessante: da buon monotipo non contempla rating e compensi! Arrivare dietro ad una barca diversa offre varie giustificazioni, arrivare dietro ad una barca uguale, molte meno. Se si è più lenti dell’avversario non resta che rimboccarsi le maniche e capire come andare più forte. Perciò mi rivolgo a chi se n’è infischiato dell’aspetto e della velocità del Meteor e si è messo in gioco per confrontarsi ad armi pari: complimenti per la scelta!

Fatta questa premessa, mi sposto ora sull’oggetto dell’articolo: l’albero del Meteor, uno degli argomenti più complicati e controversi. Non offro alcuna certezza, ma solo qualche spunto di riflessione frutto di uno scambio di idee e di mail con altri amici della Flotta. Correzioni e precisazioni sono benvenute.

Una cosa emerge chiara parlando con chi conosce bene il Meteor:

1 – la regolazione dell’albero è fondamentale

2 – la regolazione dell’albero va modificata continuamente in base alle condizioni meteo

Ora, i più pigri storceranno il naso… ma rassegnatevi, per andare forte con il Meteor, questa è la strada da seguire! Una regolazione azzeccata dell’albero può dare un vantaggio enorme sia di bolina che di poppa.

Fra le regolazioni principali c’è quella del rake che indica la distanza tra la testa dell’albero e la poppa. Più si riduce questa misura e più si inclina l’albero indietro. Ne consegue un arretramento del centro velico e un aumento dell’effetto orziero della barca. Sulla scelta della misura del rake incide molto l’effetto raddrizzante prodotto dall’equipaggio, quindi dovrebbe essere regolato in base al peso complessivo di quest’ultimo e all’intensità del vento per ottenere una barca equilibrata.

Dati base vento leggero. Tendenzialmente si arretra l’albero con vento leggero. Partendo da un albero perpendicolare all’acqua, con barca il più possibile equilibrata nei pesi, per inclinare l’albero verso poppa è necessario cazzare le sartie alte e lascare lo strallo di prua (a volte è necessario inserire alla base dello strallo uno snodo di prolunga). Con vento leggero lo strallo sarà poco teso e il paterazzo completamente lascato per ottenere un’inferitura del genoa grassa sottovento. Le sartie alte quindi non dovranno avere tensioni elevate (altrimenti metterebbero in tensione lo strallo di prua), mentre le basse saranno addirittura lasche per favorire la flessione dell’albero sottovento al centro e ottenere una randa più grassa. Con un rake ridotto si avrà la bugna del genoa più vicina al piano di coperta e una minor tensione sulla balumina della randa che sarà quindi più morbida e rotonda. 

Dati base vento forte. Con vento forte invece albero più dritto, quindi rake con misura maggiore che si ottiene cazzando lo strallo di prua, sartie alte più tese per flettere l’albero tramite le crocette (spingono l’albero avanti al centro) e smagrire la randa. Basse “tese al punto giusto” per ottenerne la tensione ottimale quando lo stralletto è in tensione, paterazzo tendenzialmente più cazzato per uno strallo più o meno teso in base all’onda e alla potenza necessaria per superarla. Qualcuno dice anche di cazzare il vang per spingere l’albero in avanti e smagrire la parte bassa della randa tramite la flessione del boma. Quando lo stralletto è in tensione, se è molto potente, oltre a cazzare le sartie basse e a flettere l’albero in avanti e al centro smagrendo la randa, riduce anche la tensione delle sartie alte che con vento forte può essere produttivo in quanto sotto raffica la parte alta dell’albero può flettere leggermente sottovento scaricando aria dalla randa e riducendo lo sbandamento e la forza di resistenza.

Ovviamente tutto questo è variabile in funzione del tipo di albero (recente o vecchio), vele e modo di condurre la barca. Fra vento leggero e vento forte in mezzo ci stanno tutte le regolazioni intermedie. 

C’è poi un aspetto interessante. La classe Meteor a differenza di altre classi monotipo lascia libero l’armo della barca. Molti si saranno accorti che gli alberi dei Meteor non sono tutti collegati alla stessa maniera agli attacchi delle sartie. Alcuni hanno le sartie alte collegate a proravia e le basse a poppavia (tipo Engy), altri invece optano per la soluzione inversa (tipo G&G e più o meno tutti gli altri). Ora, la domanda è: quale vantaggio offre una soluzione rispetto all’altra? Bene, qui ci addentriamo in un mare di supposizioni e ipotesi, al momento infatti non esiste un dato certo. Ciò che è chiaro è che entrambe le soluzioni sono potenzialmente vincenti, lo dimostrano i risultati di Chioggia, e soprattutto dei Campionati Italiani. Un aspetto fondamentale della posizione delle sartie riguarda le crocette. Di base, più si arretra la posizione delle sartie alte e più le crocette spingono l’albero avanti essendo acquartierate. Perciò con il sistema G&G si dovrebbe ottenere una maggior pre-flessione dell’albero rispetto al sistema Engy, a parità di tensione delle sartie. Anche lo stralletto e il paterazzo incidono molto nel sistema. Il primo incrementa la flessione della parte centrale dell’albero verso prua, mentre il secondo flette la parte alta dell’albero verso poppa e tende lo strallo. L’osservazione più immediata è che la soluzione Engy richiede un uso più intenso dello stralletto anche con vento leggero, (per aumentare la flessione dell’albero a parità di tensione), per contro offre un range più ampio di regolazioni e adeguamenti alle condizioni di mare e vento. Il sistema G&G offre un miglior adattamento della barca a diversi range di vento, ma una minor capacità di adattamento a condizioni estreme. Divertitevi a provare!

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Categorie:Tecnica Tag:
  1. annarosa
    31 dicembre 2010 a 14:41 | #1

    Grazie per i consigli, Bagants! Anche ai romantici del mare interessa far correre meglio il proprio Meteor. Non vedo l’ora di provare le regolazioni che ci hai suggerito! BUON ANNO…VENTOSO!!!!!

  2. Gabriele
    2 gennaio 2011 a 13:48 | #2

    Ciao a tutti e buon 2011!!!!!!
    Leggo con entusiasmo e avvidità questi articoli tecnici e non vedo l’ora di provare tutte queste regolazioni che non sembrano mai finire per avvicinarmi un pò a voi.
    Grazie di renderle pubbliche a chi come me è neofita.
    Buon Vento

  3. Nico
    4 gennaio 2011 a 9:44 | #3

    bello questo articolo
    mi metto al lavoro

  4. Filippo
    13 gennaio 2011 a 14:40 | #4

    Interessante anche per chi ha pericolosamente messo radici in terra ferma!
    Complimenti!

  1. 4 giugno 2019 a 6:14 | #1
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